Un po’ di storia..

Era il 1951 quando la Cina forte di 40.000 soldati invase il Tibet, considerato da sempre facente parte del loro impero. L’occupazione cinese divenne sempre più crudele e violenta. Città, villaggi e monasteri vennero bombardati, la popolazione tibetana violentata, torturata, deportata e massacrata. Le sacre reliquie furono distrutte, i bambini costretti a sparare ai propri genitori, gli studenti obbligati ad uccidere i loro insegnanti. Numerosi di questi fatti furono confermati dai rapporti della Commissione Internazionale di Giustizia di Ginevra. Dopo varie rivolte contro l’esercito cinese e le conseguenti repressioni, il Dalai Lama e i componenti del governo furono costretto a fuggire per sempre dal paese per rifugiarsi in India, dove risiedono tuttora. Il governo in esilio fu dichiarato illegale da parte della Repubblica popolare cinese. Durante gli ultimi anni il governo cinese ha continuato l’opera di annientamento culturale e territoriale del Tibet, distruggendo monasteri, costruendo basi militari, sfruttando le risorse naturali fino al loro esaurimento, favorendo un massiccio insediamento di comunità cinesi e causando così la fuga di migliaia di tibetani dal loro paese d’origine.

..la situazione oggi

Dal 13 marzo 2008 in Tibet sta divampando una forte protesta contro la politica del governo centrale cinese; numerosi monaci sono stati arrestati. Il governo cinese ha accusato il Dalai Lama di fomentare gli scontri che stanno divampando in tutto il paese. Il 16 marzo il governo di Pechino ha oscurato YouTube ed ha espulso dal Paese la stampa estera e i turisti stranieri venendo così accusato di voler nascondere alla popolazione cinese e mondiale la cruenta situazione in corso in Tibet. Intanto in Europa divampa la protesta. Sempre il 16 marzo, a l’Aia in Olanda è stata assaltata l’ambasciata cinese. I manifestanti chiedono la liberazione del Tibet e il boicottaggio della XXIX Olimpiade che si svolgeranno proprio in Cina. Alle 24 del 17 Marzo 2008, è scaduto l’ultimatum del Governo Cinese ai manifestanti di consegnarsi alla polizia. Mentre il Governo Tibetano in esilio parla di centinaia di vittime, il Governo Cinese, dichiara che i morti durante gli scontri sarebbero stati complessivamente 13. Numerosi sono stati gli appelli per il dialogo tra le parti negli ultimi giorni. Dal discorso pronunciato dal Papa a quello di importanti importanti della comunità europea, ma evidentemente le sole parole non bastano: la Cina è determinata a stroncare con tutti i mezzi a loro disposizione ogni atto di ribellione del popolo tibetano.

I buddisti sono uno dei popoli più pacifici della terra. Da decine di anni è in atto nei loro confronti un piccolo olocausto da parte dei cinesi, che stanno cercando di annientare la cultura e la libertà di un popolo dalla tradizione secolare..in tutto questo l’Occidente volta sempre la testa dall’altra parte. Il buddismo non è una religione di conquista, non ha causato stragi secolari come le religioni monoteiste. Il buddista può essere ucciso, ma non uccide.
Noi siamo contro la repressione, per la libertà e l’autodeterminazione di tutti i popoli. Free Tibet.